Pellegrinaggi nel Medioevo, lunghe marce della fede
NEI REMOTI LUOGHI SANTI
PER PORTARSI A CASA
UN PEZZETTO DI MARTIRE
di ELENA BELLOMO
Il desiderio di conoscere i luoghi dove sono nati, hanno vissuto ed operato coloro che stimiamo è profondamente connaturato nella natura umana. Se quindi questo fascino è esercitato già dai luoghi dove i grandi uomini hanno agito e dove i fatti storici più importanti si sono compiuti, tanto più una simile attrazione si sviluppa nei confronti di quelle località dove il divino ha più o meno fugacemente toccato l'umano. Per questo le rive del Gange e la città di Benares sono divenute meta di migliaia di persone ansiose di cominciare un nuovo cammino spirituale proprio nello stesso luogo dove Buddha, l'Illuminato, ha squarciato il velo di falsità che nascondeva all'uomo la vera natura del mondo. Per questo migliaia di fedeli musulmani accorrono alla Mecca, ancora oggi a rischio della propria vita, per ottemperare ad un uno dei dettami della propria fede e rendere onore ad Allah ed al suo Profeta. Il pellegrinaggio racchiude quindi dentro di sé una componente spirituale che trascende la semplice dimensione del viaggio, ma nello stesso tempo è radicalmente legata alla materialità di un preciso luogo. Anche nella religione cristiana, il desiderio di incontrare i luoghi della nascita, predicazione e morte di Cristo significa calpestare il suolo, respirare i profumi dei luoghi dove il divino si è incarnato. L'umanità di Cristo spinge i fedeli a cercare il contatto con le località che sono state testimoni del suo miracolo salvifico e così la Terrasanta è divenuta ben presto la prima meta dei pellegrinaggi cristiani.
La tradizione vuole che già san Paolo fosse il primo fedele a recarsi con devozione a Gerusalemme per ritrovare, sotto la guida di s. Giacomo apostolo, vescovo della città, i
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Immagine di Cristo nel santo sepolcro
luoghi della Passione e Resurrezione. Dopo il 313, anno in cui l'imperatore Costantino aveva reso legale la pratica della religione cristiana, il numero dei pellegrini sarebbe andato costantemente aumentando, essendo essi spronati a recarsi in Palestina dalla riscoperta dei Luoghi Santi e delle loro reliquie, a cui aveva contribuito la stessa madre dell'imperatore, sant'Elena. Mentre i Padri della Chiesa spesse volte si pronunciavano in modo critico nei confronti di questa pratica, sottolineandone i pericoli ed i pochi, effimeri benefici spirituali, i fedeli avrebbero continuato a mettersi in cammino verso Oriente.
Al 333 risale infatti il più antico resoconto di un pellegrinaggio, stilato da un anonimo credente che compì il proprio viaggiò partendo dalla città di Bordeaux. Con il passare dei secoli il cammino si sarebbe però fatto sempre più difficile e periglioso. La caduta dell'impero romano, l'avanzata dei Persiani prima e degli Arabi poi avrebbe sempre più spesso sconsigliato i fedeli dall'abbandonare le terre natali. Cominciavano così a sorgere in Europa numerosi luoghi di culto intitolati al Sepolcro di Cristo, costruiti perché la tradizionale venerazione verso i Luoghi Santi non si smarrisse, ma potesse essere compiuta anche in patria.
Lentamente nuove località di pellegrinaggio si sarebbero guadagnate un posto accanto alla stessa Gerusalemme. Prima fra queste Roma, sede di quel pontefice, che durante il Medioevo avrebbe affermato con crescente forza e successo il proprio primato sulla Chiesa. Qui giungevano quindi alti dignitari ecclesiastici per ricevere dalle sue mani l'investitura delle proprie cariche e per rendere conto del proprio operato, ma soprattutto qui accorrevano sempre più numerosi fedeli per poter pregare sulle tombe dei santi martiri Paolo e Pietro. Accanto poi ad essi, la Città Eterna serbava la memoria di numerosi altri martiri, più o meno anonimi, caduti in difesa del proprio credo. Monito quindi alla perseveranza nella fede ed al disprezzo delle cose umane, effimere e caduche, Roma attraeva gruppi sempre più folti di fedeli con lo splendore della propria fede e le decadente bellezza dei monumenti dell'impero.
Durante il medioevo però la devozione cristiana sarebbe fiorita ovunque, rispondendo anche al desiderio di riconoscere nei propri luoghi d'origine la patria di uomini d'eccezione, taumaturghi e persecutori di demoni, santi asceti e predicatori. Così i pellegrini di ritorno da sante località riportavano a casa una qualche reliquia da poter continuare a venerare. I corpi di martiri della fede e di devoti vescovi venivano dunque piamente smembrati. Curioso fenomeno per cui poi allo stesso santo si attribuivano due mandibole, tre mani e numerose altre membra in una incredibile sovrabbondanza coltivata dall'ingenuità dei fedeli. Per venerare queste sacre spoglie si cominciò inoltre ad incamminarsi in direzione opposta rispetto alla Terrasanta, verso le terre dove il sole tramonta, soprattutto verso Santiago de Compostela, che custodiva il corpo dell'apostolo Giacomo, qui miracolosamente traslato. In tutta Europa, comunque, i luoghi dove i santi avevano dimorato e dove avevano operato prodigi divennero ben presto meta di pellegrinaggi.
Così i prigionieri liberati rendevano grazie in Francia, a Noblat, al loro protettore, san Leonardo; altri invece si affollavano invece presso la basilica di san Marziale nel Limosino ed arrivavano a perdervi la vita nella calca dei fedeli troppo devoti che volevano a tutti i costi entrare nella chiesa. In cammino verso la salvezza Con la speranza di essere risollevati dai propri mali, fisici e spirituali, i credenti facevano quindi voto di recarsi presso particolari località di culto, patrocinate dal santo che meglio poteva intercedere a favore delle loro richieste. Essi, intraprendendo il proprio cammino erano ben consapevoli di essersi preposti non solo di raggiungere un determinato luogo, spesso molto lontano, ma soprattutto di essersi impegnati in un diverso e molto più impegnativo percorso, quello verso la conversione. La scelta del pellegrino è un voto decisivo ed irrevocabile, sinonimo della ricerca di una nuova dimensione interiore. Non per nulla al momento della partenza egli decide di abbandonare ogni suo bene, di separarsi, forse per sempre dagli affetti più cari e dalla vita passata. Ansia di rinnovamento e necessità di espiazione si fondono quindi nella motivazione che porta il fedele a maturare questa irrevocabile decisione. Camminando dall'alba al tramonto, valicando catene montuose e guadando fiumi e ruscelli, egli porta la propria croce ed offre a propria sofferenza a Cristo per esserne poi redento.
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Roma: raffigurazione di San Pietro
Spesse volte, inoltre, arrivato alla meta, il pellegrino decide di fermarsi per tutta la vita e fare professione di vita religiosa nel luogo che ha visto compiersi il suo voto. Se poi egli si trova a Gerusalemme, deciderà di fermarsi nella città santa per attendere la fine dei tempi e la discesa in terra della vera Gerusalemme, quella celeste. Così narra, ad esempio, il cronista Rodolfo il Glabro: "Nello stesso periodo da tutto il mondo cominciò a dirigersi verso il Sepolcro del Salvatore a Gerusalemme, una folla immensa come mai nessuno prima d'ora aveva osato sperare. Vi andarono rappresentanti della bassa plebe, poi delle classi medie, in seguito tutti i grandi re, conti, marchesi, vescovi, e infine, come non era mai accaduto molte donne della nobiltà insieme con altre più povere. In molti dei cuori v'era la speranza di morire prima di far ritorno in patria. Ecco la storia di un certo Letbaldo, d'origine borgognona, "... che viaggiando con gli altri giunse a destinazione.
Al cospetto di quei luoghi santissimi (...) quell'uomo, gettatosi disteso a terra con tutto il corpo nella posizione di chi è in croce e piangendo per la gioia inesprimibile del suo cuore, esultava nel Signore. Più volte, rialzatosi, con le mani aperte tese al cielo cercava con tutte le sue forze li librarsi verso l'alto, rivelando l'aspirazione della propria mente con parole simili a queste: 'Signore Gesù, (...) se la mia anima deve quest'anno separarsi dal corpo, che io non mi allontani di qui, e il trapasso avvenga in vista del luogo della tua ascensione. Come ti ho seguito col corpo fino a giungere in questo luogo, così io penso che la mia anima, seguendoti, stia per entrare sana e salva nella gioia del paradiso.' Dopo questa preghiera egli rientrò con i compagni. (...) Restò sdraiato fino a sera, fino a quando, chiamati a sé i compagni di pellegrinaggio, chiese ed ottenne il viatico vivificante dell'Eucarestia; e, dopo averli dolcemente salutati, spirò. Un uomo come lui, certamente libero dalla vanagloria che induce tanta gente a questo viaggio con l'unico fine di farsi belli come pellegrini a Gerusalemme, invocò il Padre con fede (...) e ottenne ciò che desiderava".
La dimensione del pellegrinaggio viene quindi ad assimilare ogni connotato della persona, a dettare ogni suo atto. Questo fa sì che un chierico, Guglielmo di Hirsau, consideri addirittura i pellegrini un ordine particolare all'interno della chiesa tedesca medievale. A volte, però, i cambiamenti che il pellegrino spera di realizzare nella propria vita sono strettamente collegati alla loro esistenza precedente: storpi e malati si mettono in viaggio verso le tombe dei santi sulle quali avvengono miracolose guarigioni; cavalieri sanguinari riconoscono nel pellegrinaggio l'unica penitenza possibile per i loro misfatti. Numerosi sono infatti i nobili e principi scandinavi che decidono di incamminarsi verso Sud per ottenere il perdono per i propri atti. I normanni, invece, devoti a san Michele, arrivano proprio in veste di pellegrini nel Gargano che avrebbero poi conquistato con le armi. Tutti sono comunque ugualmente consapevoli che il significato del loro gesto non è semplicemente riposto nella distanza che copriranno con il loro cammino, ma nella disposizione d'animo con cui giungeranno al luogo eletto per la loro rigenerazione. Una moltitudine varia attraversava quindi l'Europa e solcava le acque del Mediterraneo alla ricerca del senso della propria esistenza, ma come si svolgeva questo lungo e faticoso viaggio? Lungo i tracciati delle antiche vie romane o di più recenti strade il pellegrino si metteva in cammino coperto da un lungo mantello, che potesse servirgli da giaciglio la notte. Un cappello dalle larghe falde proteggeva il viso dal sole come dalla pioggia, un bastone, il caratteristico bordone, è il suo unico infaticabile compagno di cammino, lo aiuta a superare ogni ostacolo, ma anche a difendersi dai pericoli. In una borsa il fedele custodisce inoltre i risparmi per il viaggio e le provviste che ha deciso di portare con sé. Forse anche un boccale di cuoio e pietre focaie per accendere un fuoco sono tra le sue preziose risorse.
Generalmente il pellegrino intraprende il proprio viaggio da solo, proprio perché questa esperienza religiosa è un momento di crescita e conversione di carattere essenzialmente personale. Sulla strada può però trovare occasionali compagni di viaggio, o accodarsi a gruppi di credenti, anche numerosi, che hanno deciso di mettersi in viaggio verso la
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Santiago de Compostela: tomba di San Giacomo
medesima meta. Spesso un signore laico o ecclesiastico è a capo di queste comitive. La sua autorevole decisione di mettersi in viaggio incoraggia infatti altri fedeli a mettersi in viaggio sul suo esempio e sotto la sua particolare protezione. Durante l'XI secolo i pellegrinaggi collettivi diventeranno così sempre più frequenti fino al fenomeno di massa che vide circa tremila fedeli recarsi in Terrasanta sotto la guida dei vescovi di Magonza e Bamberga. In questa moltitudine vi era chi viaggiava a cavallo e chi a piedi, chi su un carro. Alcuni per tratti più o meno lunghi si affidavano alla più rapida navigazione sui fiumi. Arrivati poi nei principali porti, si cercava un passaggio sulle navi commerciali che partivano verso la meta prescelta. Ottenne, ad esempio, un simile passaggio Ingulfo, abate di Crojland, mentre faceva ritorno in Europa dalla Terrasanta, dove era giunto a seguito del pellegrinaggio di massa di cui abbiamo appena accennato. Furono infatti dei commercianti genovesi ad accoglierlo sulla propria imbarcazione ed a rincondurlo in Europa.
La locanda, l'ospizio, il monastero Lungo il cammino il pellegrino incontra diverse difficoltà, prima tra tutte quella di trovare un riparo per la notte. Nel caso peggiore egli può cercare un luogo riparato e dormirvi avvolto nel proprio mantello. Più spesso un fienile o una locanda offrono riparo ed ospitalità ai viaggiatori della fede.
Occasionale riparo poteva essere offerta da chi aveva una casa abbastanza grande da riservare una camera per gli ospiti. Nel tardo Medioevo, tuttavia, numerose erano ormai le locande organizzate per accogliere viaggiatori. Sorte per volere dei governi o sotto l'auspicio di fiere e mercati, esse, secondo le dimensioni, erano divise in diversi locali destinati agli avventori, dove essi potevano riscaldarsi, mangiare e dormire. Gli ambienti destinati alla notte o a spogliarsi erano distinti per gli uomini e per le donne, ma era comunque usuale dividere in più persone lo stesso letto. Persino i re magi vengono rappresentati in un capitello di Autun mentre sono coricati tutti in uno stesso giaciglio. In una simile situazione le sgradite sorprese non dovevano essere poche, specialmente se, una volta alzatisi di notte ed al buio non si riusciva a ritrovare poi il proprio posto.
Non a tutti capitava, come nella novella boccaccesca, di incappare per caso nel letto della persona amata! Le condizioni igieniche non erano certo delle migliori. Basti pensare che ai monaci di Hirsau si richiedeva come minimo di fare il bagno due volte l'anno, per intuire quali fossero le condizioni in cui numerosi pellegrini arrivavano nelle locande. A volte essi dovevano inoltre cucinarsi da soli i propri pasti. Lo fece anche Riccardo Cuor di Leone, mentre attraversava in incognito i domini tedeschi del nemico Leopoldo V. Si dimenticò però di togliersi un prezioso anello e venne così riconosciuto e segregato per due anni. Lungo le principali direttrici dei cammini di pellegrinaggio confraternite laiche e religiose organizzavano poi ospizi (hospitia), dove l'antico dovere dell'ospitalità diventava scelta di servizio verso il prossimo. Qui i viaggiatori, diversamente dalle locande, erano accettati gratuitamente e alloggiati in modo che potessero riaversi dalle fatiche del cammino.
Emblematica è la storia di Heirich il Trovatello, che edificò un ospizio presso il passo Arlberg "perché i poveri e i miserabili avessero qui un ricovero". Con racchette da neve ai piedi, Heinrich ed un certo Ulrich di San Gallo uscivano nella notte per cercare alla luce delle lanterne i viaggiatori dispersi tra i ghiacci. Il primo inverno essi salvarono sette persone, nei primi sette anni, cinquanta. Gli stessi monasteri erano tenuti ad ospitare viaggiatori e pellegrini. Afferma infatti la regola di san Benedetto: "Tutti gli ospiti siano accolti come Cristo; poiché infatti Egli un giorno dirà: 'Ero forestiero e voi mi avete accolto'. E a tutti saranno tributati i dovuti onori, specialmente ai credenti ed ai pellegrini". E ancora: "Nel saluto stesso si mostri grande umiltà verso gli ospiti: quando essi vanno e vengono si chini il capo davanti a loro, oppure ci si prostri completamente a terra, onorando così in loro Cristo che in essi viene accolto... Ai poveri ed ai pellegrini sia riservata un'accoglienza particolarmente premurosa, perché in essi viene accolto Cristo nel senso più vero, infatti l'incedere imperioso dei ricchi già di per sé obbliga alla deferenza." Questo obbligo implicava il fatto che i monasteri destinassero determinati locali all'accoglienza dei forestieri, mentre nelle costruzioni più articolate la dimora ad essi riservata era separata dagli alloggi dei monaci in modo tale da non violarne la severa e silenziosa regola di vita.
Ulteriore problema era ovviamente quello della lingua. Lontani dalle terre natie i pellegrini si dovevano cimentare con dialetti differenti dal proprio e con idiomi stranieri. I più colti potevano farsi intendere dai propri pari usando il latino, lingua internazionale dell'epoca. Per i più umili rimaneva spesso solo la possibilità di farsi intendere con il linguaggio dei gesti. Nel corsi dei secoli vennero però redatti manuali di conversazione ad uso dei viaggiatori, come pellegrini e mercanti, che si trovavano spesso in condizione di dover trattare con genti di lingua differente. Negli esemplari che ci sono pervenuti, risalenti anche al IX e X secolo, le frasi di più frequente uso ( "Chi sei?", "Da dove vieni?", "Che facevi laggiù?", "Hai già mangiato oggi?" ecc.) sono riportate in latino ed in altri idiomi, unite poi ad un piccolo vocabolario di termini utili.
Altri scritti, vere e proprie guide per il percorso, erano poi state elaborate da pellegrini che in precedenza avevano compiuto un determinato tragitto. Sull'esempio dell'anonimo che aveva descritto il proprio viaggio da Bordeaux a Gerusalemme, molti altri avevano scritto le memorie delle proprie peregrinazioni, non disdegnando di arricchirle con qualche fantastico racconto o esotica narrazione. Così chi aveva già vissuto questa esperienza metteva anche in guardia gli sprovveduti sui pericoli del viaggio, sull'avidità dei barcaioli e la malvagità dei briganti, non dimenticando di mettere per iscritto anche i propri pregiudizi nei confronti delle abitudini o della lingua delle popolazioni straniere. Narra un pellegrino proprio degli abitanti di Bordeaux: "... parlano troppo ed insolentiscono anche di più. Sono beoni, intemperati e dissoluti. Tanto è abbondante il loro cibo, tanto misero il loro abbigliamento: sono coperti solo di cenci, come se fossero stati privati di ogni ricchezza e risorsa (...) Ma più ancora del cibo e delle bevande abbondanti e del loro miserabile abbigliamento, stupisce il loro modo addirittura vergognoso di prepararsi un letto: stendono sulla putrida paglia un paio di coperte, sulle quali la servitù dorme insieme al padrone ed alla padrona." Più utili erano invece le nozioni circa le strade, i ponti e gli ospizi che i pellegrini potevano trovare in queste guide e che li agevolavano nella scelta dei percorsi, nella selezione delle provviste e nella stima del costo complessivo del viaggio fino al santuario prescelto. Forte di queste indicazioni e della propria fede il pellegrino si poneva quindi in viaggio. Il suo corpo e la sua fede sarebbero stati messi a dura prova dalle privazioni, dalle intemperie, dalla nostalgia di casa.
Durante il cammino per acquistare in meriti davanti a Cristo avrebbe digiunato, non si sarebbe fermato più di una notte nello stesso luogo, avrebbe rinunciato ai bagni ed ai letti troppo confortevoli. Forse non sarebbe mai tornato, forse avrebbe fatto ritorno risanato nel corpo e nell'anima. Stringendo un ramo di palma, colta a Gerusalemme, o una conchiglia delle spiagge della Galizia, simbolo del suo atto di devozione ormai compiuto, egli avrebbe potuto narrare le proprie peripezie allo stupito uditorio dei propri concittadini, per un momento superba incarnazione del coraggio che non si ritrae davanti al pericolo ed all'ignoto, ma è anzi da questi attratto nella possibilità di apprendere da essi le risposte alle proprie domande ultime.