Frediano Sessi - già curatore per i tipi di Einaudi de "Il Diario di Anna Frank" - ha presentato al Festival della Letteratura di Mantova il docufilm "Otto Frank, father of Anne".
Otto Frank: il tormento
e la memoria
di ANTONIO M. ARRIGONI
"Voglio continuare a vivere anche dopo la mia morte". Così annota Anne Frank nel suo diario, in un sussulto di consapevolezza, quasi una tragica premonizione delle rovine e delle sofferenze che di lì a poco si sarebbero abbattute sull'Europa. E Anne riuscì nell'intento, per voce e mano del padre, Otto Frank, testimone, suo malgrado, della tragica sorte toccata a una famiglia, la sua, adorata e adorabile: la moglie, due figlie, Anne e Margot, disperse tutte nella grande nuvola di dolore che gli ebrei ancora immaginano sorvolare i campi di sterminio nazisti.
La storia di Anne la si conosce fin troppo bene. Ma è quella del padre, a lei devotissimo, a restare per lo più sconosciuta. Ad accendere i riflettori sulla vita di Otto ci pensa il docufilm di David de Jongh, Otto Frank, father of Anne (Paesi Bassi, 2010, 75'). Di famiglia ricchissima, un'educazione classica e raffinata, la migliore società, i migliori studi, l'ambiente colto dell'ebraismo della media borghesia centroeuropea. E un matrimonio combinato, con una donna che non amava ("la baciava come baciava tutti noi", ricorda una testimone del tempo) ma che ha imparato a farlo col tempo, e con una dedizione ed un rispetto assoluti.
Un puzzle di ricordi, fatto di tanti piccoli pezzi, viene messo assieme in una sequenza serrata che commuove e spinge improvvisamente alle lacrime.

Attorno alla tragica traiettoria esistenziale di Otto viene abilmente costruita una rete di testimonianze dirette e
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Anne Frank
indirette, fatta da persone che hanno giocato un ruolo centrale o marginale nella vita dell'uomo. Un gioco di specchi, di ricordi alla rovescia, che spesso fanno risaltare le contraddizioni, i vuoti e i silenzi della vicenda di Otto e della famiglia Frank.
Rivivono con nitore, quasi in presa diretta, gli anni delle persecuzioni anti ebraiche naziste, la fuga dei Frank in Olanda, la loro vita che riprende quota con fierezza e decoro nel solco comunque di un cupo presagio. Immagini splendide e per lo più inedite, tra cui l'unico fotogramma di Anne mai girato, rubato per sbaglio durante un momento di festa nella via sotto casa. Scatti di vita famigliare che quasi mettono in imbarazzo per l'intimità delle scene mostrate. Sullo sfondo e come un basso continuo, il diario di Anne, la sua purezza ("credo nella bontà innata della gente"), che intercala e ritmare la corsa verso la tragedia che li investe. La cattura e la deportazione, nell'autunno del '44, ad Auschwitz. Attraverso immagini originali, il padre ricorda, con voce spezzata dal dolore, il momento della separazione della famiglia, all'arrivo del convoglio al campo di concentramento, l'ultimo sguardo alle figlie adorate. Non le avrebbe più riviste. La loro sorte è conosciuta. Ma è ciò che avviene dopo a sorprendere. Otto si salva - forse non l'avrebbe nemmeno voluto - e non si rassegna a una vita devastata dal dolore. Il ritorno Olanda a un'assurda normalità. Il ritrovamento degli sconcertanti diari della figlia, attraverso i quali Otto la ritrova. Ma è un'altra Anne quella che scopre tra quelle righe. "Scoprii di non conoscerla", ammetterà il padre. Le sue confessioni più intime, la scoperta ingenua, ma non sciocca, della sessualità, una lucida maturità sconcertante per un'adolescente che sarebbe stata destinata a grandi cose.

Otto avanza lentamente nella lettura dei diari, poche righe al giorno. Il dolore lo sovrasta e lo paralizza. Ma prende coraggio, traducendo il dolore in ostinata volontà di far rivivere la figlia. Accetta di pubblicare i diari, non senza censure: delle 150 mila parole che li compongono, solo 46 mila vengono pubblicate. I tagli si orientano sugli imprevisti
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Otto Frank negli anni '30
particolari scabrosi, su giudizi della ragazza considerati troppo duri e superflui, su dettagli da poco, che nulla avrebbero aggiunto, o tolto, al candore e alla consapevolezza esistenziale di Anne. La prima pubblicazione Otto la paga di tasca sua. Ma poi è un successo dietro l'altro: libri, film, pièces teatrali, addirittura un musical nel quale Anne ci fa la figura di una "stupida teenager americana". Ma tutto serve alla causa. Nella Germania degli anni Cinquanta, Otto viene persino fatto oggetto delle agghiaccianti critiche dei negazionisti: "[.] tu speculi sulla morte di tua figlia, in perfetto stile ebraico. [.] Hitler ha fatto bene a spazzare via questa razza maledetta". Ma Otto tira dritto, sente che ha una missione da compiere. Secondo il precetto ebraico del "tikun olam" - "prenditi cura del mondo"; ma anche "ripara il mondo" - il padre devoto vuole forse riparare il torto di esser sopravvissuto alla Shoah, a dispetto della sua famiglia, un senso di colpa che accomuna molti scampati ai lager nazisti. Ma anche riparare al dolore inflitto al mondo, attraverso la testimonianza della figlia. Con gli enormi ricavi della vendita del libro, viene aperta la Anne Frank Foundation, "per combattere contro i pregiudizi, favorire il dialogo tra i popoli, la pace e la tolleranza". Otto trova la forza di risposarsi con una sopravvissuta allo sterminio, si rifà una famiglia, ma il tormento per la tragedia vissuta non gli darà pace, sarà fino all'ultimo un militante della memoria, per tener in vita, anche dopo la morte, l'adorata figlia.
BIBLIOGRAFIA
  • A. Frank, Il diario di Anna Frank - Einaudi, Torino 1992
  • M.Müller, Anne Frank. Una biografia - Einaudi, Torino 1999