Alla fine del XIX secolo ne furono costruite 10 unità, di cui 7 vendute a marine straniere ancora prima del loro completamento. Fu il primo grande successo di vendita della cantieristica militare italiana, che raggiunse così quei riconoscimenti internazionali a cui da tempo aspirava.
Incrociatori corazzati
da esportazione
di MARIO VERONESI
Nell'ultimo decennio del XIX secolo la Regia Marina italiana considerò strategicamente prioritario realizzare unità da guerra che fossero più veloci di quelle straniere dello stesso tipo, in particolare delle navi austriache e francesi. Fu così che la Regia Marina decise di avviare la costruzione di unità - come le navi da battaglia Classe Regina Margherita e Classe Regina Elena - che, sebbene catalogate come corazzate, erano in realtà dei grandi incrociatori. Conseguenza di questa visione strategica fu l'interesse per gli incrociatori corazzati, quando lo studio di questo tipo di unità raggiunse un certo livello di sviluppo. La scelta cadde su navi potenziate di questo tipo, in grado di misurarsi con le corazzate anche in virtù di una superiore velocità. Il progetto fu rielaborato dall'ingegnere del Genio Navale Edoardo Masdea (1849-1910), che condusse i suoi studi seguendo le direttive del Ministro della Marina Benedetto Brin (1833-1898) e i suggerimenti dell'Ansaldo, la società a cui era stata commissionata la costruzione della prima unità. I concetti base con cui fu sviluppato il progetto furono i seguenti: possibilità di poter disporre di unità in grado di assolvere sia i compiti propri degli incrociatori corazzati sia quelli delle unità di linea con le quali operare strettamente; possibilità di affrontare formazioni di incrociatori protetti, potendo disporre di un pesante armamento, anche in missioni individuali; poter affrontare unità maggiori grazie all'elevata velocità.
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Il risultato ottenuto, gli incrociatori corazzati Classe Garibaldi fu soddisfacente, in quanto l'unità risultò ben armata, dotata di un'adeguata protezione e con una velocità di 20 nodi. Le componenti di peso dei Garibaldi furono brillantemente ripartite devolvendo il 25% alla protezione, il 20% all'apparato motore, il 15% all'armamento e il 40% allo scafo nudo. In 7.300 tonnellate di dislocamento fu possibile imbarcare un cannone Armstrong da 254/40 mm in torre corazzata prodiera con elevazione di 35º, 2 cannoni da 203/45 mm in torre corazzata poppiera con elevazione di 25º, 14 da 252/40 in batteria protetta, oltre ad una serie di armi minori. Lo scafo era in acciaio a ponte continuo, con poppa arrotondata e bordi alti. Il rapporto larghezza/lunghezza era molto elevato e favoriva la stabilità sia in navigazione sia in fase di tiro. Le sovrastrutture erano quasi del tutto simmetriche, con un castello di poppa e uno di prora, sul quale si elevava il torrione di comando. Nella sezione centrale tra i due castelli si trovavano i due fumaioli di sezione circolare. Il timone era di tipo semicompensato.

La corazzatura era in acciaio cementato tipo Harvey, dal nome dell'industriale statunitense che ne aveva messo a punto i principi. Questo tipo di protezione era stata introdotta alla fine del XIX secolo trattando le superfici d'acciaio al nichel con carbonio, ottenendo così una lega di elevata durezza. In precedenza, le piastre della corazzatura erano costituite da ferro a basso tenore di carbonio inframmezzato da strati di legno di tek, poi parzialmente migliorate realizzando corazze con piastre di ferro interne e acciaio esterne. Tuttavia, anche quest'ultima soluzione si era rivelata problematica: infatti, la differenza di elasticità dei due materiali faceva facilmente scollare le piastre una volta colpite. Qualche anno dopo Harvey ottenne una lega che aveva una elevata durezza, ma non ancora l'elasticità necessaria. In seguito Krupp riuscì a rimediare a questo inconveniente con l'aggiunta di cromo, ottenendo una lega di acciaio che divenne subito lo standard di riferimento, poiché era possibile ottenere la stessa protezione riducendo lo spessore delle corazze di circa 1/3 rispetto all'acciaio Harvey e di circa 2/3 rispetto alle corazze di ferro a basso tenore di carbonio.
La corazzatura degli incrociatori Garibaldi, abbastanza uniforme fino al ponte di coperta, era costituita da placche d'acciaio nichelato, dallo spessore che arrivava a 150 mm e che si riduceva a 80 mm agli estremi. Il ridotto centrale aveva delle traverse di 130 mm di spessore, mentre il ponte corazzato aveva protezioni spesse 38 mm con una leggera curvatura. Le torri dei cannoni di grosso calibro e il torrione avevano una protezione di 150 mm, mentre i cannoni da 152 mm avevano uno scudo di 130 mm di spessore. L protezione subacquea consisteva solamente in un doppio fondo, che si dimostrò insufficiente quando una di queste unità, il Garibaldi della Regia Marina italiana, fu silurata da un sommergibile austriaco.
L'apparato motore consisteva in 2 macchine alternative a tripla espansione, alimentate da 24 caldaie a carbone. Sia le macchine sia le caldaie avevano diversi fornitori: Ansaldo, Hawthorn, Guppy, Orlando, Belleville e Niclausse. Le macchine azionavano due assi con due eliche di bronzo. Nelle prove il Garibaldi sviluppò una potenza di 14.713 HP ed una velocità di 19,7 nodi. Risultati praticamente analoghi furono fornite nelle prove delle altre unità.

Al loro ingresso in servizio gli incrociatori corazzati della Classe Garibaldi destarono l'ammirazione degli esperti navali. Infatti, pur con un dislocamento limitato possedevano velocità, potenza di fuoco e buona protezione. Furono delle eccellenti unità sia per la bontà del progetto sia per le caratteristiche costruttive, tanto che esemplari della stessa classe furono acquistate da diverse marine straniere. 10 furono le unità costruite, di cui 3 per la Regia Marina e 7 per marine straniere. Le unità italiane ebbero i nomi di Garibaldi, Varese e Ferruccio. Delle unità vendute all'estero, una fu venduta alla Spagna (che la intitolò a Cristoforo Colombo, Cristóbal Colón), 4 all'Argentina e 2 dal Giappone.
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Le 4 unità argentine furono battezzate Garibaldi, San Martin, Belgrano e Pueyrredón. L'acquisto degli incrociatori della Classe Garibaldi da parte del governo argentino avvenne per diretto interessamento del finanziere genovese Ferdinando Maria Perrone, a quel tempo rappresentante dell'Ansaldo a Buenos Aires. Approssimandosi la guerra tra l'Argentina e il Cile, Perrone fece pressioni affinché la Regia Marina cedesse i contratti per la costruzione di due unità. I contratti di vendita furono firmati il 14 luglio 1895.
Nel 1902 altre due unità, Bernardino Rivadavia e Mariano Moreno (in origine chiamate Roca e Mitre), erano state ordinate all'Ansaldo dal governo argentino, ma essendo stato firmato il trattato d'amicizia tra Argentina e Cile, che prevedeva tra l'altro un significativo ridimensionamento delle flotte, le due navi furono vendute al Giappone, allora in conflitto con la Russia. Nella Marina Imperiale Giapponese le due unità, furono ribattezzate Kasuga e Nisshin.
Il Cristóbal Colón avrebbe dovuto essere equipaggiato con 2 cannoni da 254 mm, ma per varie vicissitudini non furono mai imbarcati. Delle unità argentine tre imbarcavano 2 cannoni da 254 mm e 2 da 203 mm, mentre la quarta, il San Martín, imbarcava 4 cannoni da 203 mm in 2 torri binate. Delle unità giapponesi il Kasuga aveva lo stesso armamento del Garibaldi, mentre il Nisshin era armato come il San Martín. I cannoni e le corazze di tutte queste unità furono prodotti dalla Società degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie di Terni.

La costruzione per la Regia Marina delle prime due unità, cui furono imposti i nomi Garibaldi e Varese, iniziarono nel 1893, rispettivamente nei cantieri Ansaldo di Genova e Orlando di Livorno. Prima di essere varate furono però cedute, come abbiamo visto sopra, all'Argentina e ribattezzate General Garibaldi e San Martín. In sostituzione la Regia Marina ordinò altre due unità, ma anche queste furono a sua volta vendute prima del varo alla Spagna e all'Argentina, e ribattezzate rispettivamente Cristóbal Colón e Belgrano. Una quinta nave, inizialmente costruita per la Regia Marina con il nome Francesco Ferruccio, dopo alcuni tentativi di acquisto da parte del Cile finì per essere venduta al governo di Buenos Aires con il nome di Pueyrredón. Così, la prima unità a entrare in servizio nella Regia Marina, e che diede il nome alla Classe, fu solamente la sesta.
Il Garibaldi fu costruito a Sestri Ponente, il Varese a Livorno e il Ferruccio all'Arsenale di Venezia. Le tre unità presero parte alla guerra italo-turca, inserite nella 2a squadra comandata dal vice ammiraglio Faravelli, 2a divisione comandata dal contrammiraglio Thaon di Revel, con il Garibaldi come nave insegna. In questa occasione operarono efficacemente nelle acque della Libia, dell'Egeo e del Mediterraneo orientale. Il 24 febbraio 1912 in una azione congiunta il Garibaldi e il Ferruccio affondarono la cannoniera turca Avnillah al largo di Beirut, mentre il 18 aprile le tre unità forzarono lo stretto dei Dardanelli.
In seguito parteciparono al primo conflitto mondiale, inserite nella 5a divisione. Il 18 luglio 1915 il Garibaldi fu affondato dal sommergibile austriaco U-4 mentre era impegnato con la divisione nel bombardamento della ferrovia Ragusa-Cattaro. Le unità gemelle Varese e Francesco Ferruccio furono demolite alcuni anni dopo il termine del conflitto, dopo aver trovato impiego come Nave Scuola per gli allievi dell'Accademia Navale di Livorno, prima dell'entrata in servizio dei grandi velieri Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo. Il Varese andò in disarmo nel 1923 e il Ferruccio nel 1930.
Le due navi della Marina Imperiale Giapponese, Kasuga e Nisshin, parteciparono attivamente alla guerra Russo-Giapponese nella battaglia del Mar Giallo e nella battaglia di Tsushima. Dopo il 1922, con il trattato di Washington, furono parzialmente disarmate. Il Nisshin fu usato come bersaglio e affondato, mentre il Kasuga fu demolito nel 1948.

Le unità italiane
Varese
- Fu costruita presso i Cantieri Orlando di Livorno. Entrò in linea il 5 aprile 1901 e le sue prime attività importanti constarono in brevi missioni ad Algeri (settembre 1903) e Barcellona (aprile 1904). Nell'aprile del 1906 partecipò alla spedizione italiana ai giochi intermedi d'Atene. Dal 1° ottobre 1909 fu destinato alla squadra navale del Levante, dove rimase fino al 20 settembre 1911; nell'ambito di questa formazione compì missioni in acque albanesi e greche. Nel corso della guerra italo-turca fu utilizzato attivamente nelle operazioni d'invio e sbarco di truppe e materiali in Libia, oltre che in azioni di blocco delle coste africane e di tiro alle postazioni militari ottomane. Fra il 17 e il 20 ottobre 1911 si distinse nella presa di Homs. Scoppiata la prima guerra mondiale fu dislocato nell'Adriatico dove partecipò soprattutto ad azioni di bombardamento costiero e di vigilanza locale. Terminata la Grande guerra, dal 1920 al 1922 fu impiegato come Nave
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Garibaldi Argentina
Scuola per gli allievi dell'Accademia Navale, quindi posto in disarmo e radiato il 4 gennaio 1923. L'incrociatore Varese fu sostituito nel compito di Nave Scuola per gli allievi dell'Accademia di Livorno dal gemello Ferruccio che avrebbe svolto tale compito fino al 1929, quando entrarono in servizio le grandi Navi Scuola Vespucci e Colombo. Il Varese è anche noto in ambito sportivo: 28 dei suoi marinai parteciparono ai giochi olimpici intermedi di Atene nell'ambito delle gare di canottaggio riservate alle scialuppe di navi da guerra. Gli uomini del Varese si imposero con autorità nella gara del 6 con e ottennero un terzo posto nel 16 con.
Francesco Ferruccio - L'unità fu intitolata al condottiero fiorentino che durante l'assedio di Firenze per opera delle milizie imperiali di Carlo V (ottobre 1529-12 agosto 1530) divenne celebre per la strenua difesa della città. Sconfitto dalle preponderanti forze nemiche a Gavinana, sulla montagna Pistoiese, ferito e catturato il 3 agosto 1530, fu portato al cospetto del comandante nemico Fabrizio Maramaldo, un militare italiano al soldo dell'esercito imperiale, e fu ucciso contro tutte le regole della cavalleria. Il sacrificio di Ferruccio è diventato, in epoca risorgimentale, emblema del sentimento d'orgoglio nazionale ed è citato anche nell'inno di Mameli, mentre il nome del suo aggressore Maramaldo è divenuto, per antonomasia, sinonimo di "traditore" e indica una persona che infierisce su qualcuno che si trovi nell'impossibilità di difendersi. Con le unità gemelle Garibaldi e Varese prese parte alla guerra italo-turca operando efficacemente nelle acque della Libia, dell'Egeo e del Mediterraneo orientale. In seguito le unità della Classe parteciparono al primo conflitto mondiale. Dal 1923 il Ferruccio fu impiegato come Nave Scuola per gli allievi dell'Accademia Navale di Livorno, sostituendo in questo compito il gemello Varese. Dopo avere svolto l'ultima crociera addestrativa nell'estate del 1929, con l'entrata in servizio dei grandi velieri Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo, il Ferruccio fu posto in disarmo e demolito.
Giuseppe Garibaldi - Operò efficacemente durante la guerra italo-turca nelle acque della Libia, dell'Egeo e del Levante. Fu affondato il 18 luglio 1915, poco dopo dell'entrata dell'Italia in guerra, dal sommergibile austriaco U-4, mentre era impegnato nel bombardamento della ferrovia Ragusa-Cattaro.

Le unità argentine
General Garibaldi
- La costruzione, avvenuta nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente era iniziata il 25 luglio 1893 e poco dopo il varo, avvenuto il 26 giugno 1895, fu firmato il contratto di cessione dell'unità, che rimase intitolata all'eroe dei due mondi e completata l'anno successivo. Fu consegnata al governo argentino il 12 ottobre 1896 a Genova da dove lo stesso giorno partì per Buenos Aires ove giunse il 10 dicembre, entrando in servizio nell'Armada Argentina. Terminata la crisi con il Cile, il 21 gennaio 1903 fu messo in disarmo, per essere riarmato nel 1908 e destinato al servizio d'addestramento per fuochisti, scuola d'artiglieria, ufficiali di coperta, segnalatori e macchinisti. Nel 1924 rese gli onori nel Río de la Plata alla Divisione Navale Italiana formata dagli incrociatori San Marco e San Giorgio che imbarcavano il Principe di Piemonte in visita in Argentina. Nel 1930, dopo avere svolto compiti di rappresentanza, fu classificato nave scuola e il 31 agosto 1931 messo nuovamente in disarmo. Dal 1932 al 1933 fu cannibalizzato per pezzi di ricambio per le gemelle in servizio e il 20 marzo 1934 fu definitivamente radiato. Il 5 novembre 1935 fu venduto alla ditta Julián Nery Huerta che lo cedette alla Compagnia Trasatlàntica S.A. Argentina Comercial y Marítima, che, a sua volta lo rivendette a demolitori svedesi. Il Garibaldi fu demolito in Svezia tra il 1936 e il 1937.
San Martín - La sua realizzazione fu avviata nel 1893 nei cantieri Orlando di Livorno. Costruito inizialmente per la Regia Marina con il nome Varese, prima di essere ultimato fu acquistato dall'Armada Argentina. Varato il 25 maggio 1895 entrò in servizio il 25 aprile 1898. Trasportò a Santiago del Cile la commissione incaricata di firmare le convenzioni territoriali tra le due nazioni. Ricoprì il ruolo di nave ammiraglia della flotta fino al 1911. Nel 1926 fu sottoposto a lavori di ammodernamento nella base navale di Porto Belgrano, nel corso dei quali furono sostituite le caldaie a carbone con caldaie a nafta, mentre altre modifiche riguardarono le artiglierie e la sovrastruttura. Radiato nel dicembre 1935, nel 1947 fu demolito nelle officine del Riachuelo.
General Belgrano - La sua costruzione avvenne nei cantieri Orlando di Livorno. Varato il 25 luglio 1897, fu acquistato nel 1898 dall'Argentina, allora impegnata in un conflitto con il Cile. Entrò in servizio l'8 ottobre 1898 salpando lo stesso giorno della consegna da Genova e giungendo nel Mar del Plata il 6 novembre dello stesso anno. Terminato il conflitto con il Cile, il 20 gennaio 1899 imbarcò il Presidente Julio A. Roca per incontrare il Presidente del Cile Federico Errázuriz Echaurren per la firma del trattato di pace. Dopo aver visitato Santa Cruz, Río Gallegos, Puerto Haberton e Ushuaia, giunse il 15 febbraio 1899 a Punta Arenas dove i due presidenti firmarono il trattato di pace. Nel 1902 fu posto in riserva e dopo essere stato dotato nel 1907 di un apparato telegrafico, rientrò in squadra nel 1908. Nel 1912 fu dotato di radio ricetrasmittente. Nel 1927 iniziò i lavori di ammodernamento alla Base di Puerto Belgrano, ma prima di ultimare i lavori partì per l'Europa visitando dal 7 al 16 ottobre Genova, dove l'equipaggio assistette all'inaugurazione del monumento al generale Belgrano e dopo una visita in Spagna, rientrò ancora a Genova per essere sottoposto a lavori d'ammodernamento nel corso dei quali le caldaie furono convertite a nafta e fu installato un nuovo albero, oltre a modifiche alle artiglierie. Al termine dei lavori il 25 ottobre 1929 ripartì per l'Argentina giungendo a Buenos Aires il successivo 24 novembre. Nel 1933 fu classificato guardacoste, e nel dicembre dello stesso anno, fu inviato nel Mar del Plata per essere destinato a deposito e a nave appoggio sommergibili, incarico che mantenne sino al 1947. Dopo ben 50 anni di servizio l'8 maggio dello stesso anno fu radiato. Rimorchiato a Buenos Aires, fu in seguito demolito nell'Officina Militare del Riachuelo.
L'unità è stata la quinta nella Marina argentina a essere intitolata al generale Manuel Belgrano, un militare e patriota d'origine italiana (suo padre era oriundo di Oneglia), eroe dell'indipendenza dell'Argentina e creatore della bandiera dell'Argentina. Il nome General Belgrano sarebbe stato in seguito assegnato a un incrociatore leggero della Classe Brooklyn proveniente dall'US Navy, l'incrociatore USS Phoenix, che dopo aver preso parte al secondo conflitto mondiale fu acquistato nel 1951 dagli argentini; fu affondato durante la guerra delle Falklands.
General Pueyrredón - L'incrociatore prende il nome da Juan Martín de Pueyrredón (Buenos Aires, 1776-1850) un militare e politico argentino. Inizialmente costruito per la Regia Marina con il nome Francesco Ferruccio, dopo alcuni tentativi di acquisto da parte del Cile l'incrociatore fu venduto al governo di Buenos Aires. Varato il 25 luglio 1898, entrò in servizio il 4 agosto del 1898. Fu radiato il 2 agosto del 1954 e disarmato.

L'unità spagnola
Cristóbal Colón
- Durante la sua costruzione fu venduto alla Spagna e ribattezzato Cristóbal Colón, nome con cui è conosciuto in Spagna il navigatore genovese Cristoforo Colombo. La nave fu consegnata agli spagnoli a Genova nel 1896 nell'imminenza della guerra ispano-americana senza avere ancora montato le artiglierie principali, cosa che ne diminuì notevolmente le capacità di combattimento. Il contratto prevedeva l'acquisto di una seconda unità che avrebbe dovuto chiamarsi Pedro de Aragón. È stata una delle navi che componevano la squadra dell'ammiraglio Cervera durante la guerra ispano-americana e fu affondato a Santiago de Cuba nel 1898. Il Cristóbal Colón, che era l'unica nave che avrebbe potuto mettersi in salvo, essendo la più veloce di entrambe le flotte: uscita il 3 luglio 1898 dalla baia di Santiago de Cuba e allontanatasi dalle navi americane, dopo aver consumato il carbone di miglior qualità fu costretto ad utilizzare il carbone scadente imbarcato a Santiago de Cuba, perdendo così velocità e venendo raggiunto dalle navi americane. Il comandante dell'unità, il Capitano di Vascello Emiliano Diaz y Moreu, ordinò di autoaffondare la nave alla foce del Río Turquino, a circa 90 chilometri dalla baia di Santiago. La battaglia era finita in modo disastroso per la Spagna: era costata a loro l'intera squadra (160 morti e 1.800 feriti, mentre gli americani registrarono un morto e un ferito).
Il Cristóbal Colón, di fatto, rimase praticamente indenne. Gli americani tentarono di recuperarlo per incorporarlo nella propria Marina, ma non tennero conto che l'equipaggio spagnolo aveva aperto le valvole di fondo per affondarlo, con la conseguenza che la nave si ribaltò andando perduta definitivamente. L'affondamento del Cristóbal Cólon è descritto (in modo notevolmente romanzato) da Salgari nel romanzo La capitana dello Yucatan.

Le unità giapponesi
Kasuga Sokojunyokan
- Fu nominata così in onore di una montagna sacra nella Prefettura di Nara. Progettata e costruita dall'Ansaldo di Genova, la nave fu ideata per unire le caratteristiche di una corazzata e di un incrociatore in modo da risultare estremamente versatile nelle operazioni di battaglia. Fu impiegata sempre insieme alle corazzate e ottenne un certo successo.
Nisshin Sokojunyokan - Denominato anche in Nisshin, è stata un'unità Classe Kasuga, della Marina Imperiale Giapponese. Entrambe le navi parteciparono alla guerra Russo-Giapponese del 1904-1905, facendo parte della 2a squadra, 2a divisione al comando del vice ammiraglio Kamimura. Parteciparono alla battaglia di Tsushima, del 27 maggio 1905, con la 1a divisione al comando dell'ammiraglio Togo.
Nel corso della prima guerra mondiale, alcune navi giapponesi furono inviate nell'oceano Atlantico e nel mar Mediterraneo per compiti di scorta in cooperazione con la Royal Navy. Nel Mediterraneo, prese base a Malta una flotta consistente nell'incrociatore corazzato Nisshin e 8 dei più moderni cacciatorpediniere in dotazione, al comando l'ammiraglio Sato Kozo. La forza navale protesse efficacemente il traffico mercantile tra Marsiglia, Taranto e i porti in Egitto, fino alla fine della guerra.
BIBLIOGRAFIA